Il ciclo pittorico "La Gerusalemme liberata"
di Paolo Finoglio

Il Supplizio di Olindo e Sofronia
Clorinda si scontra con Tancredi
Il duello tra Raimondo di Tolosa ed Argante
Tancredi dà il battesimo a Clorinda morente
Rinaldo e Armida nel giardino incantato
Rinaldo dinanzi allo scudo del mago di Ascalona
Armida cerca di trattenere Rinaldo
Rinaldo abbandona l'Isola Incantata
Erminia ritrova Tancredi ferito
Rinaldo fa strage di nemici

Il Supplizio di Olindo e Sofronia

Evidente la dimensione scenica conferita alla composizione ed ai personaggi. Lo spazio angusto spinge i protagonisti, emotivamente impegnati in un dialogo affidato a sguardi e gesti, sul primo piano di un probabile palcoscenico sul cui fondo si muovono alcune "comparse". Alcuni studiosi hanno voluto vedere nel personaggio a destra sul fondo un autoritratto del Finoglio, essendo questa l’unica figura a guardare verso il fruitore, svelando così la "finzione" della scena rappresentata. Bellissimo il gioco plastico dei pannelli costruito attraverso fasci di luce accuratamente individuati.

Riferimenti letterari:

Presa è la bella donna, e 'ncrudelito
il re la danna entr'un incendio a morte.
Già 'l velo e 'l casto manto a lei rapito,
stringon le molli braccia aspre ritorte.
Ella si tace, e in lei non sbigottito,
ma pur commosso alquanto è il petto forte;
e smarrisce il bel volto in un colore
che non è pallidezza, ma candore.

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. II, st. 26)

(...) Mira che l'una tace e l'altro geme,
e piú vigor mostra il men forte sesso.
Pianger lui vede in guisa d'uom cui preme
pietà, non doglia, o duol non di se stesso;
e tacer lei con gli occhi ai ciel sí fisa
ch'anzi 'l morir par di qua giú divisa.

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. II, st. 42)

(...) Senza troppo indugiare ella si volse
ad un uom che canuto avea da canto:
"Deh! dimmi: chi son questi? ed al martoro
qual gli conduce o sorte o colpa loro?"

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. II, st. 43)

Clorinda si scontra con Tancredi

La celebrazione nel ciclo finogliesco di questi due personaggi è probabilmente legata al desiderio del committente di esaltare attraverso le gesta dell’eroe cristiano le nobili origini della contea di Conversano. Si vuole infatti che il Tancredi della prima Crociata fosse un Altavilla , famiglia feudataria di Conversano durante la denominazione normanna. Particolare rilievo assumono, in questa e nelle altre scene di duelli, i giganteschi cavalli che dominano lo spazio del dipinto e fanno pensare a quelle grandi "macchine" usate frequentemente negli spettacoli teatrali.

Riferimenti letterari:

Clorinda intanto ad incontrar l'assalto
va di Tancredi, e pon la lancia in resta.
Ferírsi a le visiere, e i tronchi in alto
volaro e parte nuda ella ne resta;
ché, rotti i lacci a l'elmo suo, d'un salto
(mirabil colpo!) ei le balzò di testa;
e le chiome dorate al vento sparse,
giovane donna in mezzo 'l campo apparse.

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. III, st. 21)

Lampeggiàr gli occhi, e folgoràr gli sguardi,
dolci ne l'ira; or che sarian nel riso?
Tancredi, a che pur pensi? a che pur guardi?
non riconosci tu l'altero viso?
Quest'è pur quel bel volto onde tutt'ardi;
tuo core il dica, ov'è il suo essempio inciso.
Questa è colei che rinfrescar la fronte
vedesti già nel solitario fonte.

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. III, st. 22)

Percosso, il cavalier non ripercote,
né sí dal ferro a riguardarsi attende,
come a guardar i begli occhi e le gote
ond'Amor l'arco inevitabil tende. (...)

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. III, st. 24)

Il duello tra Raimondo di Tolosa ed Argante

L’esaltazione del valore e dell’eroismo del mondo cavalleresco si trasforma in questo dipinto in una sorta di "messa in scena", dove l’impeto, la violenza, la crudeltà, vengono ricomposti e frenati attraverso gesti misurati ed espressioni solenni. Interessante in questa come in altre tele il fondo brulicante di figure impegnate in accese battaglie la cui funzione è quella di amplificare l’eroismo dei protagonisti, introducendo inoltre una sorta di coralità nel racconto.

Riferimenti letterari:

(...) Cosí mossero in giostra, e i colpi orrendi
parimente drizzaro ambi a l'elmetto. (...)

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. VII, st. 86)

Ma il feroce pagan, che seco vòle
piú stretta zuffa, a lui s'aventa e serra.
L'altro, ch'al peso di sí vasta mole
teme d'andar co 'l suo destriero a terra,
qui cede, ed indi assale, e par che vòle,
intorniando con girevol guerra,
e i lievi imperii il rapido cavallo
segue del freno, e non pone orma in fallo.

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. VII, st. 89)

(...) ma l'aiuto invisibile vicino
non mancò lui di quel superno messo,
che stese il braccio e tolse il ferro crudo
sovra il diamante del celeste scudo.

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. VII, st. 92)

Fragile è il ferro allor (ché non resiste
di fucina mortal tempra terrena
ad armi incorrottibili ed immiste
d'eterno fabro) e cade in su l'arena
. (...)

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. VII, st. 93)

Tancredi dà il battesimo a Clorinda morente

La "pietas" dell’eroe cristiano è la vera protagonista di questa scena. Di grande effetto i bagliori metallici sulle armature di Tancredi e della bella Clorinda morente, la cui figura conferisce una nota intensamente lirica alla scena.

Riferimenti letterari:

"Amico, hai vinto: io ti perdon... perdona
tu ancora, al corpo no, che nulla pave,
a l'alma sí; deh! per lei prega, e dona
battesmo a me ch'ogni mia colpa lave."
(...)

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. XII, st. 66)

(...) Tremar sentí la man, mentre la fronte
non conosciuta ancor sciolse e scoprio.
La vide, la conobbe, e restò senza
e voce e moto. Ahi vista! ahi conoscenza!

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. XII, st. 67)

(...) Mentre egli il suon de' sacri detti sciolse,
colei di gioia trasmutossi, e rise;
e in atto di morir lieto e vivace,
dir parea: "S'apre il cielo; io vado in pace."

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. XII, st. 68)

D'un bel pallore ha il bianco volto asperso,
come a' gigli sarian miste viole,
e gli occhi al cielo affisa
(...)

(...) e la man nuda e fredda alzando verso
il cavaliero in vece di parole
gli dà pegno di pace. In questa forma
passa la bella donna, e par che dorma.

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. XII, st. 69)

Rinaldo e Armida nel giardino incantato

La tela, presente nel 1984 alla mostra "Civiltà del ‘600 a Napoli", è il primo dei quattro dipinti – i più pregevoli dell’intero ciclo- dedicati agli amori di Rinaldo e Armida. L’incantesimo che lega il prode guerriero alla bella maga è magistralmente reso attraverso quel languore sensuoso che pervade il corpo di Rinaldo. La quinta arborea alle spalle dei due protagonisti, spiati da Carlo e Ubaldo, ha la funzione di avvicinarli allo spazio dello spettatore e di evidenziare i giochi di luce cui è affidata la costruzione plastica delle figure.

Riferimenti letterari:

Ella dinanzi al petto ha il vel diviso,
e 'l crin sparge incomposto al vento estivo;
langue per vezzo, e 'l suo infiammato viso
fan biancheggiando i bei sudor piú vivo:
qual raggio in onda, le scintilla un riso
ne gli umidi occhi tremulo e lascivo.
Sovra lui pende; ed ei nel grembo molle
le posa il capo, e 'l volto al volto attolle;

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. XVI, st. 18)

e i famelici sguardi avidamente
in lei pascendo si consuma e strugge.
(...)

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. XVI, st. 19)

(...) Con luci ella ridenti, ei con accese,
mirano in vari oggetti un solo oggetto:
ella del vetro a sé fa specchio, ed egli
gli occhi di lei sereni a sé fa spegli.

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. XVI, st. 20)

Rinaldo dinanzi allo scudo del mago di Ascalona

Il rimprovero rivolto dai due guerrieri al loro compagno ed il turbamento di quest’ultimo sono affidati ad un magistrale dialogo di gesti, dal tono retorico, attraverso cui si dichiara l’impostazione teatrale del dipinto. Di grande raffinatezza gli effetti preziosi delle stoffe.

Riferimenti letterari:

(...) Intanto Ubaldo oltra ne viene, e 'l terso
adamantino scudo ha in lui converso.

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. XVI, st. 29)

Egli al lucido scudo il guardo gira,
onde si specchia in lui qual siasi e quanto
con delicato culto adorno; spira
tutto odori e lascivie il crine e 'l manto,
e 'l ferro, il ferro aver, non ch'altro, mira
dal troppo lusso effeminato a canto
(...)

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. XVI, st. 30)

Qual uom da cupo e grave sonno oppresso
dopo vaneggiar lungo in sé riviene,
tal ei tornò nel rimirar se stesso
(...)

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. XVI, st. 31)


Armida cerca di trattenere Rinaldo

La tensione drammatica dell’episodio è anche in questo caso filtrata entro un discorso nobilmente composto. Bellissimo e di effetto l’accartocciarsi del mantello di Armida, il cui panneggio sembra animarsi di una vita propria.

Riferimenti letterari:

Forsennata gridava: "O tu che porte
parte teco di me, parte ne lassi,
o prendi l'una o rendi l'altra, o morte
dà insieme ad ambe: arresta, arresta i passi
(...)

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. XVI, st. 40)

Allor ristette il cavaliero, ed ella
sovragiunse anelante e lagrimosa:
dolente sí che nulla piú, ma bella
altrettanto però quanto dogliosa.
Lui guarda e in lui s'affisa, e non favella,
o che sdegna o che pensa o che non osa.
Ei lei non mira; e se pur mira, il guardo
furtivo volge e vergognoso e tardo.

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. XVI, st. 42)

(...) Volea piú dir, ma l'interruppe il pianto
che qual fonte sorgea d'alpina pietra.
Prendergli cerca allor la destra o 'l manto,
supplichevole in atto, ed ei s'arretra,
resiste e vince; e in lui trova impedita
Amor l'entrata, il lagrimar l'uscita.

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. XVI, st. 51)



Rinaldo abbandona l'Isola Incantata

Considerata a giusta ragione come il capolavoro del ciclo, questa tela è dominata dalla gigantesca figura del nocchiero, insieme prepotentemente realistica nelle fattezze e retorica nell’atteggiamento. Il grosso remo che taglia diagonalmente la composizione è la visualizzazione della cesura tra un passato (Armida) favoloso ed ormai lontano, ed un presente che inchioda dolorosamente l’uomo alle proprie responsabilità.

Riferimenti letterari:

Vattene pur, crudel, con quella pace
che lasci a me; vattene, iniquo, omai.
Me tosto ignudo spirto, ombra seguace
indivisibilmente a tergo avrai.
Nova furia, co' serpi e con la face
tanto t'agiterò quanto t'amai.
E s'è destin ch'esca del mar, che schivi
gli scogli e l'onde e che a la pugna arrivi

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. XVI, st. 59)

là tra 'l sangue e le morti egro giacente
mi pagherai le pene, empio guerriero
. (...)

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. XVI, st. 60)

(...) Cortesia lo ritien, pietà l'affrena,
dura necessità seco ne 'l porta.
Parte, e di lievi zefiri è ripiena
la chioma di colei che gli fa scorta.
Vola per l'alto mar l'aurata vela:
ei guarda il lido, e 'l lido ecco si cela.

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. XVI, st. 62)

Erminia ritrova Tancredi ferito

E’ l’unica tela del ciclo in cui compare questo personaggio femminile che invece era tra i più rappresentati dalla coeva pittura napoletana. L’accorrere di Erminia verso Tancredi ferito è stato studiato come una vera "entrata in scena". Le braccia tese della donna misurano esattamente la distanza tra il primo piano ed il fondo, comunicando inoltre tutta l’intensità del sentimento che la lega all’eroe. Attraverso il braccio teso del personaggio di spalle in primo piano, il pittore ha creato un legame a livello composito tra le figure accentuando inoltre la tensione drammatica della scena.

Riferimenti letterari:

Drizza pur gli occhi a riguardar l'immenso
essercito immortal ch'è in aria accolto
(...)

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. XVIII, st. 93)

Mira di quei che fur campion di Cristo
l'anime fatte in Cielo or cittadine,
che pugnan teco e di sí alto acquisto
si trovan teco al glorioso fine.
(...)

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. XVIII, st. 94)

Leva piú in su l'ardite luci, e tutta
la grande oste del ciel congiunta guata."
Egli alzò il guardo, e vide in un ridutta
milizia innumerabile ed alata.
(...)

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. XVIII, st. 96)

Trar molto il debil fianco oltra non pote
e quanto piú si sforza piú s'affanna,
onde in terra s'asside e pon le gote
su la destra che par tremula canna.
Ciò che vedea pargli veder che rote,
e di tenebre il dí già gli s'appanna.
Al fin isviene; e 'l vincitor dal vinto
non ben saria nel rimirar distinto.

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. XIX, st. 28)

(...) dal suon de la dolente voce
per lo mezzo del cor fu saettata.
Al nome di Tancredi ella veloce
accorse in guisa d'ebra e forsennata.
Vista la faccia scolorita e bella,
non scese no, precipitò di sella.

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. XIX, st. 104)

Rinaldo fa strage di nemici

Come in tutte le favole a lieto fine, l’eroe buono esce vittorioso dalla scena. La presenza minacciosa dei giganteschi cavalli sembra opprimere lo spazio conferendo alla scena un accento drammatico, accresciuto dalla magnifica mimica del personaggio in primo piano a sinistra. Ma il gruppo di figure a destra sul fondo, quasi un "coro", assistendo alla scena, ne smorza l’accento concitato salvandone contemporaneamente la dimensione spettacolare. Particolarmente minuziosa la decorazione della corazza di Rinaldo.

Riferimenti letterari:

Cosí si combatteva, e 'n dubbia lance
co 'l timor le speranze eran sospese.
Pien tutto il campo è di spezzate lance,
di rotti scudi e di troncato arnese,
di spade a i petti, a le squarciate pance
altre confitte, altre per terra stese,
di corpi, altri supini, altri co' volti,
quasi mordendo il suolo, al suo, rivolti.

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. XX, st. 50)

(...) Rinaldo e 'l suo drapel si mosse,
e parve che tremoto e tuono fosse.

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. XX, st. 53)

(...) Cadeane con orribili dispregi
l'infedel plebe, e non facea difese.
Pugna questa non è, ma strage sola,
ché quinci oprano il ferro, indi la gola.

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. XX, st. 56)

(...) Rinaldo lui su 'l fianco in guisa offende
che vana vi saria l'arte d'Apollo:
cade l'uom smisurato, il rege invitto,
e n'è l'onore ad un sol colpo ascritto.

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. XX, st. 103)

Lo stupor, di spavento e d'orror misto,
il sangue e i cori a i circostanti agghiaccia,
e Soliman, ch'estranio colpo ha visto,
nel cor si turba e impallidisce in faccia,
e chiaramente il suo morir previsto,
non si risolve e non sa quel che faccia.
(...)

(Torquato Tasso, Gerusalemme liberata, c. XX, st. 104)

Testi: Vito L'Abbate