I committenti del ciclo pittorico
sulla "Gerusalemme liberata"


Dipinto di Giangirolamo II Acquaviva d'AragonaGiangirolamo II Acquaviva d'Aragona (dipinto a sinistra), conte di Conversano dal 1626, e la consorte Isabella Filomarino furono i committenti del ciclo pittorico sulla Gerusalemme liberata. Il conte Giangirolamo, che si era subito distinto per le sue doti militari e politiche, imponendo sulla scena napoletana il proprio ruolo di grande feudatario, è noto anche per la sua spregiudicatezza e per la violenza adoperata nei confronti delle popolazioni a lui soggette, tanto da guadagnarsi l'appellativo di "Guercio di Puglia". Ma proprio per questo, la corona spagnola a lui si rivolse in occasione della grande sommossa popolare scatenata da Masaniello nel 1647-48, affidandogli il compito di sottomettere le città pugliesi che si erano ribellate. I suoi comportamenti e la grande autonomia con cui spesso agiva rispetto ai sovrani spagnoli gli procurarono, però, molte inimicizie presso la corte napoletana: arrestato una prima volta nel 1643-45 in Napoli, finì dal 1650 nelle carceri di Madrid, dove rimase fino al 1665, anno della sua morte. Non meno energica e volitiva fu la consorte, Isabella Filomarino dei principi della Rocca (dipinto a destra), Dipinto di Isabella Filomarino> nipote del cardinale di Napoli e proveniente da una delle più prestigiose famiglie napoletane. A lei, "donna di sommo avvedimento e valore", passò il compito di curare gli interessi dello "Stato" acquaviviano di Conversano, dopo la disgrazia politica del marito. E dovette farlo con sicura abilità e competenza, giacchè proseguì e realizzò i grandi progetti in cui era impegnata la casata conversanese. Con Giangirolamo e Isabella il nesso tra potere e cultura divenne assai stretto, tanto che la loro città si caratterizzò come centro di cultura, simile ad una corte di tipo rinascimentale italiano. E dunque, commissionare opere d'arte di grande qualità significava non solo procurarsi fama e autocelebrazione, ma soprattutto concepire un progetto che potesse convogliare sulla contea l'attenzione dei potenti. Quello perseguito dai conti Acquaviva fu un chiaro "progetto politico", prima che culturale. La cultura e la committenza artistica erano, infatti, il presupposto per affermare il prestigio della casata; la presenza di letterati ed artisti presso la corte comitale costituiva un motivo per accrescere il potere personale dei signori committenti. In questo progetto rientra la commissione del ciclo pittorico sulla Gerusalemme liberata per la Galleria del Castello al pittore Paolo Finoglio, fatto venire in Conversano da Napoli intorno al 1634.
Stemma degli Acquaviva d'Aragona che reca al punto d'onore di quello dei Filomarino, nella vota della chiesa dei S.S. Medici Stemma degli Acquaviva d'Aragona che reca al punto d'onore di quello dei Filomarino, nella vota della chiesa dei S.S. Medici
Veduta della volta della stanza da letto dei conti nel Castello, con decorazioni a stucchi e affreschi di Paolo Finoglio raffiguranti "Storie di Giacobbe" Veduta della volta della stanza da letto dei conti nel Castello, con decorazioni a stucchi e affreschi di Paolo Finoglio raffiguranti "Storie di Giacobbe"
Il "progetto", avviato con gli interventi eseguiti nel Castello, tra cui oggi si riconosce soprattutto la decorazione della stanza da letto dei conti dovuta allo stesso Finoglio, fu presto esteso alla città. Chiese e monasteri videro all'opera importanti maestranze tecniche ed artistiche, per lo più sostenute dalle risorse della contea (basti fra tutti ricordare l'eccezionale episodio della chiesa dei Santi Medici, fatta edificare e poi abbellire con gli splendidi dipinti del Finoglio), ma anche finanziate con la partecipazione della nobiltà cittadina e della collettività intera. La città ne risultò rimodernata, secondo il gusto e gli orientamenti artistici dell'epoca barocca. Al centro di tutto, protagonista assoluta e prima beneficiaria si poneva la casa Acquaviva d'Aragona con i suoi illustri personaggi. Non solo Giangirolamo, che fu allontanato da Conversano in più riprese e poi definitivamente nel 1650, ma sempre in primo piano l'energica Isabella, non a caso presente con il suo stemma insieme a quello degli Acquaviva su tutte le opere commissionate nella contea.