La "galleria" dei conti Acquaviva nel Castello



Stemma d'Aragona Al di là delle strutture difensive, fu organizzata da questi primi conti una grande dimora, in cui trovarono spazio anche gli ambienti destinati a scopi di rappresentanza e al godimento estetico di una corte principesca. Qui c'erano, infatti, non solo gli appartamenti comitali, ma anche un singolare gruppo di stanze - un'anticamera, un salone e altre tre camere - che costituivano il quarto de la galleria. Il restauro odierno di questi ambienti ha permesso sia una efficace lettura dello spazio architettonico nelle sue originarie caratteristiche, sia il fortunato recupero delle interessanti sculture inserite nella muratura al di sotto degli archi lunati. Le belle mensole scolpite, cronologicamente riferibili ai primi decenni del Cinquecento, documentano un gusto tipicamente classicheggiante e richiamano in maniera stringente l'apparato decorativo dei codici miniati del conte Andrea Matteo. Le figure mitologiche di satiri, sirene e generici puttini immersi nel fogliame, insieme ai volti umani e alle maschere leonine costituiscono elementi di raffinata cultura rinascimentale. L'odierna Pinacoteca corrisponde, in parte, a questa "ritrovata" Galleria. All'interno della Galleria gli Acquaviva avevano raccolto un eccezionale e ricchissimo patrimonio d'arte: mobilio di ogni tipo, parati e arazzi, ricami e stoffe, argenti, suppellettili, cristalli. Soprattutto avevano "collezionato" un numero sbalorditivo di oggetti artistici e preziosi: statue, sculture, dipinti.
Stemmi in pietra del conte Giulio Antonio e della moglie Caterina Del Balzo Orsini (entro il 1481), collocato sulla torre cilindrica del Castello Stemmi in pietra del conte Giulio Antonio e della moglie Caterina Del Balzo Orsini (entro il 1481), collocato sulla torre cilindrica del Castello
Stemma del conte Andrea Matteo e della moglie Piccolomini (entro il 1503), sulla torre poligonale del Castello Stemma del conte Andrea Matteo e della moglie Piccolomini (entro il 1503), sulla torre poligonale del Castello
Già nel secolo XVI la Galleria dei conti, che si configurava come "quadreria" della casa e accoglieva opere pittoriche di gusto manieristico e in primo luogo di tema religioso, attraverso quella raccolta di opere d'arte manifestava un segno visibile della vitalità, della raffinatezza del gusto, del potere della famiglia comitale di Conversano. Nel Seicento quella singolare raccolta di dipinti venne arricchita soprattutto con opere di genere profano, che meglio rispondevano agli scopi decorativi e agli effetti sfarzosi ricercati in quell'ambiente di rappresentanza.
Alle composizioni e ai temi di sapore arcaico subentrò la pittura di stile naturalistico, seguendo il rinnovamento dettato dal Caravaggio. Un inventario del 1666 elenca, disposti nelle varie stanze, nella cappella e nella Galleria, tra quadri grandi e piccoli, tra quadri costituenti una "serie" (gli Apostoli, i Re e Imperatori, le Historie del Tasso) ed altri abbinabili a seconda del genere (paesaggi e vedute, scene bibliche, Santi e Madonne, ecc. ), circa cinquecento dipinti! Religiosità e sfarzo di corte, raffinatezza artistica e ostentazione del potere convivevano in questo ambiente, creato per il godimento dei signori proprietari e della classe aristocratica: grazie alle ristrutturazioni prodotte dagli Acquaviva, l'antico Castello si era trasformato in un "Palazzo ristaurato per la dimora più splendida del conte Acquaviva, padrone della città e del territorio, ... con l'opportunità per l'alloggio de' forastieri suoi pari" (Pacichelli). Anche il ciclo pittorico di P. Finoglio con le historie del Tasso con cornice verde indorata e foglie, contribuiva a creare quella raffinata atmosfera suscitata da un'arte ora esuberante e decorativa, ora sottilmente evocativa e sensuale. La Galleria risulta già a fine Seicento notevolmente ridimensionata. L'abbandono della sede del Castello da parte degli Acquaviva, che nel Settecento si trasferirono nei loro palazzi napoletani, determinò anche il lento invecchiamento di una collezione non più aggiornata e, quindi, il suo progressivo impoverimento, forse per trasferimenti delle opere in altre sedi o per la loro vendita. Passata l'intera proprietà del Castello in mano di privati già a metà dell'Ottocento, l'immobile fu via via smembrato e la raccolta di arte fu dispersa, fino alla vendita del ciclo pittorico sulla Gerusalemme a fine degli anni trenta di questo secolo. Si dovette aspettare circa quarant'anni per il recupero dei dipinti da parte del Comune (furono riacquistati nel 1974).
Solo oggi siamo finalmente giunti al ristabilimento della sede della Pinacoteca nell'antica Galleria del Castello.
Sotto mensole scolpite con raffigurazioni umane e mitologiche con elementi vegetali, collocate all'imposta delle volte negli ambienti della "Galleria"

Mensola collocata all'imposta delle volte negli ambienti della galleria Mensola collocata all'imposta delle volte negli ambienti della galleria Mensola collocata all'imposta delle volte negli ambienti della galleria Mensola collocata all'imposta delle volte negli ambienti della galleria

Mensola collocata all'imposta delle volte negli ambienti della galleria Mensola collocata all'imposta delle volte negli ambienti della galleria
La contea di Conversano era passata nelle mani della famiglia Acquaviva fin dal 1456, quando il celebre Giulio Antonio, poi morto da eroe nella guerra otrantina contro i Turchi nel 1481, aveva sposato Caterina Del Balzo Orsini, figlia del potente principe di Taranto. Per i meriti militari e politici di questo personaggio, l'illustre casata si meritò l'alto onore di fregiarsi del nome d'Aragona. Già nel Cinquecento la contea si estese su vasti territori in Terra di Bari e nel Salento, divenendo uno dei più importanti centri feudali del Regno napoletano.
Oltre alla gloria delle armi, gli Acquaviva d'Aragona raggiunsero grande prestigio promuovendo la realizzazione di opere di natura artistica e letteraria, secondo i modelli della cultura cortigiana e feudale del tempo. Infatti, essi si comportarono come mecenati di letterati e artisti, e furono letterati essi stessi: basterà ricordare il conte Andrea Matteo (1481-1528), autore di vari scritti, amico del Pontano e del Sannazaro, possessore di una ricca biblioteca di codici miniati.
Risiedendo costantemente a Conversano, i conti fecero del Castello la propria dimora e, dunque, adeguarono l'antica struttura militare alle proprie esigenze. Ampliarono le fabbriche con nuovi spazi e con ambienti dotati di moderna funzionalità, ma non mancarono di rinforzarli con solide strutture difensive. La torre cilindrica posta al vertice nord del Castello - quasi un emblema della struttura castellare e dell'intera città passata saldamente nelle mani della nuova casata Acquaviva - è opera del conte Giulio Antonio, di cui reca lo stemma in pietra insieme a quello della moglie Orsini Del Balzo. In corrispondenza dell'angolo orientale, entro l'anno 1503, fu piantata la compatta torre poligonale, già adeguata alle tecniche militari che facevano uso di armi da fuoco, la cui costruzione si deve al conte Andrea Matteo.
Veduta interna del Castello del Castello ai primi del '900 Veduta interna del Castello del Castello ai primi del '900
Medaglione del conte Andrea Matteo Acquaviva d'Aragona Medaglione del conte Andrea Matteo Acquaviva d'Aragona