Paolo Finoglio e il suo seguito

Pittori a Conversano nei decenni centrali del Seicento

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LE RAGIONI DELLA MOSTRA

L’itinerario espositivo qui presentato ha l’obiettivo di indagare la presenza e la costituzione di un’équipe in Puglia del pittore seicentesco Paolo Finoglio.

Pluridecennali studi critici e studi critici e pazienti ricerche d’archivio hanno reso possibile una puntuale conoscenza dell'opera pittorica di Finoglio e la sua posizione a fianco dei principali pittori della Napoli del Seicento e dei grandi estimatori dell’opera di Caravaggio.

Nato presumibilmente sul finire del XVI secolo. (su alcuni dipinti è apposta la firma “Paulus Finolius Neapolitanus”), operò prevalentemente in Campania e in Puglia (dalla metà degli anni Trenta fino alla morte avvenuta nel 1645) e i suoi principali spostamenti sono testimoniati dalle numerose opere nel napoletano, nel salernitano, nel Salento e, infine, a Conversano.

Qui ricevette uno degli incarichi più prestigiosi della sua carriera: l’esecuzione delle dieci tele raffiguranti altrettanti episodi tratti dal celebre poema tassesco della Gerusalemme Liberata, uno dei più importanti cicli del Seicento italiano dedicato ai protagonisti della riconquista di Gerusalemme, ai loro duelli, ai loro amori.

Artefice della commissione fu Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona (1600-1665) abile politico e raffinato collezionista, che richiese questa produzione profana per decorare i saloni del suo palazzo in consonanza con ciò che avveniva a Napoli, in cui sia il filone idillico sentimentale sia quello cavalleresco erano richiesti frequentemente. È probabile anche che da una parte i provati rapporti tra Tasso e la casata Acquaviva, dall’altra soprattutto il programma valoriale insito in quest’opera letteraria, dovessero indurre a scegliere la Gerusalemme come motto politico volto all’esaltazione del principe.

Il conte e la sua consorte, Isabella Filomarino dei Principi della Rocca (1600-1679), crearono, infatti, a Conversano le condizioni per il fiorire di una corte di alto livello artistico e intellettuale in cui una notevolissima raccolta di opere d’arte permettesse di costruire un’immagine di potere e rivendicare un ruolo all’interno delle strategie politiche e culturali del Viceregno.

Finoglio, inoltre, fu anche impegnato nella produzione sacra, come dimostra l’opera nella chiesa di San Benedetto e le pale nella Chiesa dei Santi Medici Cosma e Damiano , in cui la ricca decorazione della volta, nella quale campeggiano gli stemmi Acquaviva d’Aragona-Filomarino, perpetua il valore e il nome del nobile committente. Di certo il contributo di quest’artista attivo anche in altri centri del territorio pugliese (si pensi alla ricca produzione leccese e salentina dal secondo decennio dei Seicento, ma anche alla presenza tarantina) rappresenta un aspetto di una fitta rete d’intrecci culturali che lo legarono sia alla più fervida vita artistica napoletana, che alla produzione più propriamente pugliese.

Nei circa dieci anni trascorsi nei feudi degli Acquaviva d’Aragona, Finoglio ebbe modo di integrarsi nella società locale, maturando una serie di rapporti culturali che hanno fatto supporre l’esistenza di una schiera di collaboratori/discepoli del maestro. Il recente rinvenimento di alcune opere, oggetto di questa mostra, si pone come un nuovo passo in avanti verso tale indagine, in cui la presenza di un’équipe finogliesca riapre interrogativi insoluti e più maturi itinerari di ricerca nel fertile scenario culturale degli Acquaviva. Accanto ai discepoli diretti, i cantieri artistici conversanesi ospitarono l’opera di notevoli personalità della scena pugliese e meridionale come Carlo Rosa, Nicola Gliri, dei quali sono qui esposte alcune importanti opere. Un posto speciale è riservato a Cesare Fracanzano che subentrò nel ruolo che era stato di Finoglio nella decorazione della volta e del matroneo della chiesa dei Santi Cosma e Damiano di Conversano. Dello stesso sono qui esposte due opere provenienti dalla chiesa di Santa Maria di Nazareth di Barletta già in passato accostate ad alcune figure affrescate nel matroneo dei Santi Medici.

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